mercoledì 21 gennaio 2026

IL PIACERE DELLA BIRRA – Viaggio nel mondo della bevanda più antica




Ad Ottobre è uscito il nuovo volume sulla birra edito da Slow Food Editore, Il Piacere della Birra, aggiornato rispetto alla prima edizione del giugno 2017.

Questo libro è pensato per chi si avvicina al mondo della birra, ma anche per i più esperti, trattando diversi argomenti.

Si parte dagli ingredienti con cui viene prodotta la bevanda alcolica più antica del mondo, cenni di storia, produzione, più un lungo capitolo per paese o meglio dire per culture birrarie dove ha avuto origne uno stile di birra, vedi il Belgio per le Saison la Germania per le Weizen o la Gran Bretagna per le Real Ale.

Vengono spiegati gli stili più noti in modo chiaro, dalle origini alle birre più conosciute, nel mezzo un paragrafo sul consumo e giustamente un’ampia raccolta sulla birra artigianale italiana.

Un lungo viaggio, dalla Scandinavia agli Stati Uniti, passando per Londra e la Baviera, arrivando nel Bel Paese senza tralasciare altri importante nazioni.

Diversi gli indirizzi e i consigli per pianificare il nostro viaggio alla scoperta di vecchi stili e nuove realtà.

Un libro davvero consigliato!

 

Autore: Luca Giaccone – Eugenio Signoroni

Lunghezza: 336 pagine

Lingua: italiano

Data pubblicazione: 1 Ottobre 2025

Editore: Slow Food Editore

Prezzo: 22 €






Alla scoperta di Birra di Mezzo, beer firm bolognese




Oggi vi portiamo nella periferia di Bologna, una terra dove il buon cibo e il buon bere sono parte dell’identità stessa del territorio. È qui che incontreremo i protagonisti di Birra di Mezzo, una giovane e appassionata beer firm che sta lasciando il segno nel panorama brassicolo locale. Prepariamoci a scoprire la loro storia, la loro filosofia e le birre che li rappresentano.


                                            

 

Ci raccontate chi siete, da dove venite e come vi siete avvicinati al mondo della birra?

Siamo Silvia e Francesco, coppia nella vita, uniti dalla curiosità e da tutto ciò che è nerd e dall’amore per la birra. Ci siamo conosciuti passando le serate nei pub bolognesi, la birra è sempre stato il nostro denominatore comune e nel 2012 abbiamo iniziato a produrla in casa usando la pentola dove la mamma di Silvia preparava i tortellini in brodo. Negli anni abbiamo affinato la tecnica, anche grazie a corsi fatti presso diverse associazioni, ma soprattutto non ci è mai passata la voglia di bere.


                                                    

Birra di Mezzo, quando e dove nasce e come avete scelto il nome e il logo che vi caratterizza?


Birra di Mezzo nasce un po’ alla volta, dalla voglia di coinvolgere più persone possibile in questo meraviglioso mondo. Ci piaceva l’idea di diffondere il verbo del “bere bene” senza dimenticare che la birra è convivialità, gioia e condivisione. Da qui il nome: perché nei momenti migliori c’è sempre una Birra di Mezzo.

Tutto però prende davvero forma quando incontriamo il nostro attuale terzo socio Alessandro, proprietario di un’azienda agricola con un grande desiderio di aprire un birrificio partendo dalle sue materie prime. Così abbiamo unito le forze e da tre metà si è formata la Birra di Mezzo.

Il logo voleva essere semplice ma che rimanesse impresso, giovane e fresco ma che allo stesso tempo riportasse all’artigianalità dei nostri prodotti. Per questo è disegnato e scritto a mano dall’illustratore professionista Gabriele Peddes che realizza a mano anche tutte le etichette delle nostre birre.


                                               

 

Quali birre avete in gamma e quali vorreste realizzare prossimamente?

Attualmente abbiamo sei birre fisse in gamma:

Golden Eye: british golden ale dai toni agrumati e dalla beva elegante.

Bruce Leemon: saison con scorza di cedro e pepe di Sichuan, dagli aromi emozionanti.

Moulin Rouge: biere de garde molto caratterizzata dal lievito e dalla bevuta avvolgente

Mandarino Meccanico: black rye Ipa con aggiunta di scorza di mandarino che sorregge i luppoli fino alla fine del bicchiere

Wheat for Wendetta: american wheat con bacche di ginepro fresca e dissetante

Shamama: l’unica etichetta non a tema cinema, prodotta in collaborazione con il ristorante afghano Kabulàgna, una belgian ale con zafferano intenso perfetta da accompagnare ai pasti.

Non saremmo dei veri cinefili se non facessimo anche qualche spoiler. Per il prossimo anno abbiamo in progetto un’altra birra in collaborazione con Kabulàgna e altri prodotti che prevedono un uso smodato di spezie. Inoltre, siamo in procinto di aprire la nostra taproom e sarà disponibile una birra realizzata appositamente per l’occasione che si potrà bere solo in spina nella nostra sala bevute. 


                                                       

 

Vedo un collegamento tra i nomi delle Vostre birre e il cinema, oltre ad avere delle grafiche stupende. Come é nato il tutto?

Come anticipato amiamo tutto ciò che è nerd e ci appassiona comunicarlo attraverso il nostro progetto. Volevamo che ci fosse una coerenza fra i nomi e le etichette, per cui l’idea è stata quella di richiamare i titoli dei grandi cult del cinema con i personaggi più iconici degli stessi attraverso le immagini. La scelta delle grafiche “grezze” con colori accesi e facilmente distinguibili è merito dell’illustratore Gabriele Peddes che ci segue le grafiche e scrive tutti i testi a mano e che, a nostro modesto parere, fa un lavoro straordinario.


                                          

Guardiamo al futuro, cosa vi aspettate e dove volete arrivare? Sogni nel cassetto?

In verità a noi piace pensare in grande e il nostro progetto è molto ampio.

A breve apriremo una piccola sala bevute in centro a Medicina, in provincia di Bologna, paese nel quale abbiamo anche l’azienda agricola.

Inoltre, stiamo cercando di rivalorizzare un capannone aziendale in cui avrà sede il nostro futuro impianto e che prevederà già la predisposizione per un agriturismo.

A noi piacerebbe molto essere un punto di riferimento nella zona come i birrifici in Baviera che sono dei punti di aggregazione della comunità locale e speriamo che il sogno diventi realtà.

 

Un’ultima domanda, la più difficile. Ci sono una birra e un luogo che più vi stanno a cuore? 

Se dovessimo scegliere una delle nostre birre sarebbe sicuramente la Bruce Leemon perché è quella da cui è partito tutto il progetto. L’idea è venuta vedendo i cedri che erano in azienda agricola, l’abbiamo fatta in casa e l’abbiamo mandata a un concorso da homebrewer quasi per provocazione; invece, ci siamo piazzati sul podio e abbiamo deciso di metterla in gamma.

Il luogo che ci sta più a cuore è un pub in centro a Bologna (il vecchio e ormai chiuso da tempo Transilvania) dove abbiamo passato la maggior parte della nostra gioventù, cercando sempre birre nuove e dove abbiamo sperimentato senza ancora saperlo.

 

Info e contatti: www.birradimezzo.it

giovedì 18 dicembre 2025

Alla scoperta di Medusa Brewery! Intervista




Ritorniamo in provincia di Padova, territorio ricco di beerfirm, che vi abbiamo fatto conoscere negli anni, vedi Underdog, Mall, Pole Beer and Hop, Hype Brewing, Atoms, Raise brewing, Kunken Beer.

Oggi andremo a conoscere Medusa Brewery, buona lettura.


                                                   


Andrea, benvenuto sul Giornale della birra. Ci racconti chi sei, da dove vieni e come ti sei avvicinato al mondo della birra?


Sono Andrea, classe 1995 e Sono di Padova dove tuttora vivo e giro con la mia birra.

Il mio interesse per questo mondo è nato durante il periodo universitario in quanto non ero soddisfatto del percorso scelto. Mi spiego meglio. Le lezioni e gli argomenti li trovavo interessanti ma non tanto da trovare la voglia e lo stimolo per studiare a casa. Nel frattempo, ho scoperto che esiste ben altro oltre la solita bionda industriale e così mi sono avvicinato prima al mondo tedesco e poi a quello italiano (di nicchia rispetto al resto del mondo).

Mi sono documentato in internet  su come produrre una birra in casa, ma non ero soddisfatto delle nozioni che ero riuscito ad ottenere: trovavo solo procedimenti da seguire e copiare senza sapere il motivo per il quale andavano fatti. Ho deciso così di seguire un percorso per la produzione di birra, con lezioni di economia per aprire un locale o birrificio, come coltivare il luppolo e come maltare l’orzo.


Medusa Brewery, quando e dove nasce e come hai scelto il nome e il logo per il tuo giovane progetto di beer firm?


Il tutto nasce nel 2020 quando ho deciso di frequentare il corso da birraio presso l’Accademia delle Professioni (Ex Dieffe) a Noventa Padovana. Ho iniziato subito a sperimentare birre a casa spaziando tra mille stili e ingredienti, la cosa era davvero affascinante. Sono diventato aiuto birraio presso un birrificio artigianale del padovano e ho capito che questa era la mia strada.
La voglia di mettermi in gioco e di poter produrre le mie birre sono state le motivazioni che mi hanno spinto a fare il salto. Salto concretizzato ad Aprile 2024.

Medusa inteno come animale e non come personaggio mitologico.
Sono affascinato dalle meduse: eleganti, sinuose e delicate ma allo stesso tempo sono terrorizzato e impaurito.
Il nome scelto ricalca un po’ queste sensazioni: sono affascinato dal mondo della birra, dallo studio delle ricette e dal fatto che ogni birraio ci mette la sua impronta e la rende unica. Mi spaventava partire con il progetto e lanciarmi sul mercato con i suoi rischi e sacrifici ma dopo qualche anno ho deciso di buttarmi.
Alcuni lo hanno paragonato a Batman con il pipistrello, un modo per esorcizzare la paura.


                                           


Quali birre hai in gamma e quali speri di realizzare prossimamente?


Io sono amante del mondo tedesco e lo si nota dal fatto che su quattro birre, due appartengono a quel territorio. Infatti a loro ho dedicato una sezione di etichette a parte con raffigurata la volpe la quale, tramite il colore e la posizione, darà un’idea della birra che si berrà.
Per quanto riguarda la Helles (Golden Fox) e la Märzen (Red Fox) ho voluto dare spazio al malto. Spiccano note di cereale e panificato con una punta di caramello biondo sulla Helles e di miele e caramello sulla Märzen, note di luppolo e lievito quasi inesistenti.
Sulla Session IPA (Freestyle) ho invece puntato sul luppolo: Citra, Cashmere ed El Dorado. Al naso spiccano il pompelmo, ananas e pesca e con una nota dunk.
Nella Saison (Pepperbit) ho fatto lavorare il lievito ad un range di temperatura in modo tale che mi permettesse di ottenere una nota speziata come il pepe e chiodi di garofano, accompagnata da frutta a pasta gialla. Estremamente secca e leggermente acidula che la rendono pericolosamente beverina. Molto apprezzata tanto da meritarsi il secondo posto nella categoria strong a “Luppoli a Palazzo 2025” a Soave.

In programma c’è sicuramente l’idea di ampliare la gamma di basse fermentazioni con una Doppelbock e qualche birra più leggera come una Blanche. Mi piacerebbe molto uscire con una Dark Mild. Le idee ci sono bisogna solo metterle in pratica.

 

Nelle tue ricette utilizzi malti o luppoli italiani o prodotti locali?


La birra ha pochi ingredienti quindi la qualità delle materie prime è importante, hai poco margine per rimediare.
Cerco di utilizzare materie prime correlate allo stile: per la Session IPA i luppoli sono di origine americana mentre per quanto riguarda le basse fermentazioni sia malto che luppolo sono di origine tedesca.

 

Per quanto riguarda gli eventi e le vendite, come ti organizzi?


Principalmente faccio fiere e manifestazioni dove posso interagire in prima persona con il cliente raccontando la mia passione e come sono fatte le birre. Facendo così ho potuto far apprezzare la Saison a persone che solitamente bevono la solita bionda. Da quest’anno ho iniziato a fare anche eventi di settore dove ho potuto confrontarmi con altri birrai su stili, ingredienti e tecniche.


                                                     


Guardiamo al futuro, cosa ti aspetti e dove vuoi arrivare? Sogni nel cassetto?


Il mio sogno è il BrewPub: un bel locale che punta alla stagionalità e alle materie prime di qualità con annesso un birrificio che segue la stessa filosofia.
Punterei anche sulle visite in birrificio per far conoscere al cliente cosa c’è dietro quel bicchiere pieno di birra.

 

Un’ultima domanda, la più difficile. Ci sono una birra e un luogo che più ti stanno a cuore, che non siano le tue?


Si assolutamente! Sono stato in un posto magico e affascinante dove si è tutti amici e    tutti condividono la stessa passione: EurHop.

Il banco più grande d’Europa situato a Roma in zona Eur dove li ho bevuto la Latermar 2846, la Marzen Rauch di Monpiër De Gherdënia.

 

 

Info e contatti: www,medusabrewery.it

venerdì 12 dicembre 2025

Itineris: il viaggio della birra artigianale nel cuore della Tuscia - intervista



Oggi vi portiamo nel Lazio, dove in provincia di Viterbo, precisamente a Civita Castellana, ormai da oltre un decennio é attivo il Birrificio Itineris. Nel cuore della Tuscia, dove passato industriale e nuove energie artigiane si intrecciano, il Birrificio Itineris porta avanti da oltre un decennio un’idea di birra fatta di identità, territorio e continua evoluzione. In questo viaggio tra fermenti, storie personali e radici profonde, abbiamo incontrato Claudio, anima del progetto Itineris, per farci raccontare come nasce una birra che è prima di tutto un cammino.

 

 

Claudio, benvenuto sul Giornale della Birra.Ci racconti chi sei e come nasce la tua passione per la birra ?


Sono Claudio, birraio di Itineris. Ho vissuto per molto tempo tra Milano e Torino, proprio negli anni in cui in Italia iniziava a muovere i primi passi il movimento della birra artigianale. È stato lì che ho conosciuto e frequentato da cliente le prime realtà che hanno fatto la storia, come Baladin, Lambrate e Birrificio Torino: luoghi in cui si respirava un’energia nuova, fatta di entusiasmo, sperimentazione e voglia di riscoprire la birra come prodotto culturale e identitario.

Spinto da quella curiosità, ho iniziato ad approfondire sempre di più: leggere, studiare, frequentare corsi di degustazione e confrontarmi con chi già operava nel settore. Quella che era una passione nata davanti a un bicchiere si è trasformata in un percorso sempre più serio, fino a diventare il mio lavoro. A un certo punto ho sentito il bisogno di tornare nella mia terra, la Tuscia, e dare forma a un birrificio che fosse espressione di quel cammino.

Nel 2015 ho conosciuto Stefania e nel 2019 è entrata a far parte del progetto Itineris, contribuendo sia al birrificio che al brewpub. Da allora portiamo avanti insieme questo percorso, ognuno con il proprio ruolo ma con la stessa passione condivisa.



 

Dove e quando nasce il Birrificio Itineris?


Il Birrificio Itineris è nato nell’autunno del 2010, a Civita Castellana, nel cuore della Tuscia viterbese. Non a caso abbiamo scelto come sede l’ex fabbrica di ceramiche Castellania, un luogo che per tanti anni è stato parte della vita produttiva della città. Civita è conosciuta in tutto il mondo per la sua tradizione ceramica, e dare nuova vita a quello spazio ci è sembrato il modo giusto per intrecciare la nostra storia con quella del territorio.

Quando abbiamo iniziato eravamo il 323° birrificio artigianale in Italia e il sesto nel Lazio: un movimento ancora giovane, ma in forte fermento. L’idea non era semplicemente quella di aprire un birrificio, ma di creare un progetto più ampio di rigenerazione e valorizzazione, riportando attività artigianali e nuovi spazi di aggregazione dentro un complesso che oggi ospita, oltre al nostro birrificio e brewpub, anche palestra, piscina e altre realtà. È diventato così un punto di incontro per la comunità, dove la memoria del passato si unisce al presente e al futuro.


Da cosa prende il nome il birrificio e com’é strutturato. Avete anche un locale o spaccio?


Il nome Itineris in latino significa “cammino, viaggio”. Lo abbiamo scelto perché rappresenta bene sia la nostra storia personale che la filosofia con cui affrontiamo la birra. Per noi ogni ricetta è una tappa di un percorso: un viaggio sensoriale e culturale, ma anche un invito a muoversi, a scoprire e a lasciarsi sorprendere. Allo stesso tempo richiama il nostro cammino umano e professionale, fatto di esperienze, passioni e scelte che ci hanno portato a creare questo progetto proprio a Civita Castellana.

Dal punto di vista strutturale, il birrificio si divide in due anime. Da una parte c’è l’impianto produttivo, il cuore tecnico dove nascono le birre con un approccio molto chiaro: pulizia, equilibrio e rispetto degli stili, senza eccessi e senza forzature; dall’altra c’è il nostro brewpub, che per noi è un elemento fondamentale. Non si tratta solo di avere un punto vendita diretto, ma di avere un luogo vivo dove incontrare le persone, raccontare le birre di persona e farle assaggiare nel contesto giusto, con il giusto abbinamento. Questo ci consente anche di ricevere feedback immediati, che sono preziosi per crescere e migliorare.

Oltre al pub, il complesso in cui ci troviamo è diventato negli anni un vero polo cittadino: ci sono altre attività artigianali, ma anche spazi ricreativi e sportivi come la palestra e la piscina. In questo senso il nostro birrificio non è isolato, ma parte di un progetto più ampio di rigenerazione e socialità, che tiene insieme produzione, cultura e comunità.




Quali birre produci attualmente e quali speri di realizzare prossimamente?


All’inizio, quando abbiamo avviato il birrificio, sperimentavamo molto: non sempre seguivamo gli stili in maniera rigorosa e ci piaceva utilizzare erbe e spezie, spesso legate al nostro territorio. Era un modo per esplorare, per capire e per cercare una nostra identità.
Con il tempo, però, ci siamo evoluti. Oggi puntiamo sempre di più su birre pulite, equilibrate e in linea con gli stili internazionali di riferimento. Vogliamo che ogni birra sia riconoscibile, ma al tempo stesso immediata e piacevole. In fondo Itineris significa “cammino”, e il nostro viaggio è proprio questo: crescere, cambiare, trovare un equilibrio sempre migliore tra tradizione e innovazione.

Attualmente produciamo birre che coprono diversi stili: le chiare leggere e quotidiane come la Nepesina (Cream Ale); le ispirazioni belghe come la Francigena (Tripel) e la Tribe (Belgian Strong Dark Ale); le luppolate moderne come la Cassia (American Pale Ale, medaglia d’argento al Cerevisia 2025) e la Clodia (DDH American IPA). E poi c’è l’Amerina, oggi nella sua versione storica: non abbiamo ancora modificato la ricetta e stiamo valutando con calma una possibile evoluzione.

Guardando avanti, stiamo lavorando a una Session IPA chiara e molto bevibile, e anche a una birra NOLO, a basso o nullo contenuto alcolico. Parallelamente stiamo sviluppando altri progetti come una stout cremosa e una hazy juicy, perché crediamo che il futuro della birra artigianale passi anche dalla capacità di esplorare nuove direzioni mantenendo sempre qualità ed equilibrio.


Sei stato tra i primi microbirrifici ad aprire nel Lazio, la tua regione.Com’é cambiato negli anni il movimento laziale?


Quando abbiamo iniziato, nel 2010, il movimento nel Lazio era davvero agli albori: con Itineris eravamo il 323° birrificio in Italia e appena il sesto nella regione. I numeri erano piccoli, l’ambiente quasi familiare: ci si conosceva tutti, si condividevano esperienze e difficoltà, e il pubblico stava appena iniziando a scoprire la birra artigianale.

Oggi lo scenario è completamente diverso. In Italia ci sono circa 1.300 birrifici artigianali, e nel Lazio se ne contano una sessantina: una crescita enorme, che ha portato con sé nuove professionalità, locali specializzati e festival che hanno fatto conoscere la birra artigianale a un pubblico sempre più vasto. Anche chi beve è cambiato: oggi c’è più consapevolezza e curiosità, e questo ha stimolato i birrifici a crescere sul piano tecnico e sensoriale.

Il Lazio è diventato una delle regioni più dinamiche del panorama nazionale, con realtà capaci di farsi apprezzare anche oltre i confini regionali. Per noi è un orgoglio essere stati tra i pionieri e, allo stesso tempo, una spinta continua a migliorare e a contribuire alla crescita di un movimento che ha ancora tanto da raccontare.


 

Guardiamo al futuro, cosa ti aspetti e dove vuoi arrivare?


Per noi il futuro è una continuazione naturale del percorso che abbiamo iniziato. Non puntiamo a stravolgere quello che siamo, ma a crescere passo dopo passo, mantenendo fede alla nostra filosofia: birre pulite, equilibrate, riconoscibili negli stili e capaci di parlare a chi le beve.

Vorremmo consolidare sempre di più l’identità di Itineris, sia attraverso la produzione che attraverso il nostro brewpub, che consideriamo un luogo fondamentale di incontro e di racconto. Il nostro obiettivo è rafforzare il legame con il territorio e allo stesso tempo far conoscere le nostre birre anche oltre i confini regionali, portando con noi il nome della Tuscia e la nostra idea di birra artigianale.

Parallelamente vogliamo continuare a investire sulla qualità, curando i dettagli che fanno la differenza – dall’acqua ai lieviti, dalle fermentazioni alla conservazione – e anche nella formazione: abbiamo già seguito corsi con il CERB e continueremo a farlo, perché crediamo che aggiornarsi e confrontarsi sia fondamentale per crescere come birrificio. In questo percorso, Claudio segue soprattutto la parte produttiva e tecnica, mentre Stefania porta il suo contributo nella stesura delle ricette, dei profili fermentativi e nella valutazione sensoriale, oltre a proseguire il suo cammino formativo con corsi di degustazione e il Master sui luppoli.

Accanto all’aspetto tecnico c’è la comunicazione, che per noi significa raccontare la cultura birraria, spiegare il lavoro che c’è dietro ogni bicchiere e creare occasioni di confronto e di scoperta insieme a chi ci segue.

Sappiamo che quello della birra è un “viaggio” che non finisce mai: ci aspettano nuove sfide, stili da interpretare, tecniche da affinare e tendenze da seguire con attenzione. L’importante è non perdere la curiosità e la passione che ci hanno portato fin qui, continuando a crescere senza tradire lo spirito con cui siamo nati.


Un’ultima domanda, la più difficile. Ci sono una birra e un luogo che più ti stanno a cuore?


La Nepesina è senza dubbio la birra che ci sta più a cuore. L’idea è nata dopo un viaggio a Rimini, intorno al 2017, in occasione della fiera Beer & Food Attraction. Avevamo passato la giornata ad assaggiare tantissime birre diverse, e la sera ci siamo fermati in un pub dove servivano una chiara leggerissima ma sorprendentemente buona. Ce ne siamo innamorati all’istante: era fresca, dissetante, perfetta da bere in quantità e in compagnia.

In quel momento abbiamo capito che volevamo creare anche noi una birra così: leggera e conviviale, capace di accompagnare una serata senza troppe pretese, una compagna silenziosa e piacevole più che la protagonista assoluta. Da quell’ispirazione è nata la Nepesina, la nostra idea di birra quotidiana, semplice ma mai banale.

Per quanto riguarda i luoghi, Civita Castellana è sicuramente quello che sentiamo più vicino al cuore. Qui abbiamo scelto di far nascere Itineris, recuperando l’ex fabbrica di ceramiche Castellania e restituendola a una nuova vita. È un luogo che racconta bene il nostro spirito: radici forti nel territorio e allo stesso tempo sguardo rivolto al futuro, trasformando uno spazio di memoria in un centro vivo di produzione, incontro e comunità.

Oggi quello spazio non è più una fabbrica dismessa, ma un luogo che continua a produrre, in un senso diverso: non più ceramiche, ma birra artigianale. Ed è diventato anche un punto di incontro, perché intorno al birrificio convivono altre attività e spazi ricreativi. È un posto che racconta bene lo spirito di Itineris: partire da radici solide, valorizzare ciò che c’è e trasformarlo in qualcosa di nuovo, che guarda avanti.

 

 

Info e contatti: www.birra-itineris.iti

venerdì 4 aprile 2025

Birra LAB25: alla scoperta della giovane beer firm cremonese


                                              


Birra LAB25, una giovane beer firm della provincia di Cremona, con le idee ben chiare, non solo per quanto riguarda le ricette. Grazie a Gabriele uno dei soci fondatori, vi faremo conoscere la loro recente storia.

 

Ci raccontate chi siete, da dove venite e come vi siete avvicinati al mondo della birra?


LAB25 è il nostro beer firm, con base a Crema, che nasce a fine 2023 dopo qualche anno di sperimentazione casalinga! Siamo 3 soci, (Alberto, Alessandro ed io, Gabriele) grandi amici, che nel 2020 hanno voluto trovare un modo di stare insieme visto il periodo di restrizioni generali e i lavori di ciascuno, che ci portavano lontano. Di formazione scientifica e amanti dell’organizzazione di eventi già da qualche anno, il passo per provare a produrre birra in casa è stato breve. Dopo aver studiato qualche libro, abbiamo allestito una cantina a laboratorio, con pentoloni e tutta l’attrezzatura per produrre All Grain, con l’obbiettivo di creare un giorno qualcosa di nostro. Col tempo e dopo gli studi da birraio, abbiamo finalmente deciso di aprire la nostra attività, trovando nel beer firm la formula giusta per entrare nel mercato.
Oggi LAB25 è appunto un beer firm autofinanziato, le ricette sono assolutamente nostre e produciamo appoggiandoci a birrifici terzi.


                                                     

 

Birra Lab 25, cosa evoca questo nome e quando siete partiti con il Vostro progetto di beer firm?


Il nome fa riferimento appunto al nostro laboratorio in via XXV aprile dedicato alla produzione casalinga, il logo è una specie di formula bruta che arriva dal mondo chimico che richiama anche pulizia e minimalismo, che poi è anche il nostro aspetto e scelta di stile.

 

 

                                                        

Quali birre avete attualmente in gamma e quali sperate di realizzare prossimamente?


Attualmente abbiamo 4 birre in gamma (German Pils, Best Bitter, Session IPA, Blanche de Noir) più la birra per il periodo invernale (Vienna d’Inverno).
Stiamo completando una linea di birre classiche, di facile approccio e soprattutto beverine.
Gradazioni basse, carbonazioni medio-basse a seconda dello stile e buona secchezza sul finale. Secondo noi serve questo al mercato attuale italiano, birre senza fronzoli, facili da bere e che si spieghino in modo semplice facendole avvicinare a più gente possibile, valorizzandole per esempio in tavola durante i pasti.
La Blanche de Noir è l’unica birra un po’ sui generis, di base blanche ma con l’aggiunta di pepe selvatico del Madagascar. Fatta in collaborazione con i nostri amici di @KukulaOnlus, associazione milanese che opera appunto in Madagascar.
Prossime birre?
Alla nostra linea base manca una nera, che sarà la prossima.
Tutte le nostre ricette sono prese dalla nostra esperienza da homebrewers e trasportate in birrificio con i giusti adattamenti. Abbiamo quindi pronta una Porter, che produrremo nei prossimi mesi. Faremo un classico inglese, senza fronzoli e invenzioni.
Come dicevano in un film: non si batte il classico!


                                                                

 

Discorso eventi e distribuzione, come siete organizzati?


Distribuiamo direttamente, in ristoranti, locali, enoteche e gastronomie.
Riguardo gli eventi, partecipiamo sia ad eventi che fiere gastronomiche specialmente nella provincia di Cremona e Brescia per ora, e siamo sempre felici di organizzare cene con abbinamenti e degustazioni. L’anno scorso abbiamo collaborato spesso con ristoranti e associazioni come l’Onaf in cene con beer pairing a tutto pasto, sono sicuramente occasioni per creare esperienze originali per i nuovi consumatori.
D’estate, a Luglio, abbiamo anche il nostro festival, la RIO BEER FEST (a Romanengo (CR)) con live bands, dj set e soprattutto specializzato in birra artigianale (tra le altre anche la nostra ovviamente) e nel BBQ americano. Quest’anno compirà 10 anni dalla prima edizione e ne siamo molto felici!
 

                                                   


Guardiamo al futuro, cosa vi aspettate e dove volete arrivare? Sogni nel cassetto?


In questo momento l’obbiettivo è farsi conoscere e creare una rete stabile, ma sogni nel cassetto ce ne sono tanti. Osservando un po’ l’andamento del mercato e della situazione politica generale, il passo successivo più probabile sarà quello di avere una vendita diretta, un piccolo locale magari, una tap room.


Un’ultima domanda, la più difficile. Ci sono una birra e un luogo che più vi stanno a cuore?


Non posso parlare per i miei soci, ma una birra che bevo spesso e che amo è la Herren Pils di Riegele, birrificio di Augusta. Mi ricorda un bellissimo viaggio in van sulla Romantische Strasse fatto qualche anno fa, terminato passando successivamente in Franconia e nell’Hallertau.
Se vi capita, vi consiglio di visitarne il birrificio, molto bello, storico e che regala molti spunti utili!

 

Info e contatti:  www.birralab25.com