venerdì 12 dicembre 2025

Itineris: il viaggio della birra artigianale nel cuore della Tuscia - intervista



Oggi vi portiamo nel Lazio, dove in provincia di Viterbo, precisamente a Civita Castellana, ormai da oltre un decennio é attivo il Birrificio Itineris. Nel cuore della Tuscia, dove passato industriale e nuove energie artigiane si intrecciano, il Birrificio Itineris porta avanti da oltre un decennio un’idea di birra fatta di identità, territorio e continua evoluzione. In questo viaggio tra fermenti, storie personali e radici profonde, abbiamo incontrato Claudio, anima del progetto Itineris, per farci raccontare come nasce una birra che è prima di tutto un cammino.

 

 

Claudio, benvenuto sul Giornale della Birra.Ci racconti chi sei e come nasce la tua passione per la birra ?


Sono Claudio, birraio di Itineris. Ho vissuto per molto tempo tra Milano e Torino, proprio negli anni in cui in Italia iniziava a muovere i primi passi il movimento della birra artigianale. È stato lì che ho conosciuto e frequentato da cliente le prime realtà che hanno fatto la storia, come Baladin, Lambrate e Birrificio Torino: luoghi in cui si respirava un’energia nuova, fatta di entusiasmo, sperimentazione e voglia di riscoprire la birra come prodotto culturale e identitario.

Spinto da quella curiosità, ho iniziato ad approfondire sempre di più: leggere, studiare, frequentare corsi di degustazione e confrontarmi con chi già operava nel settore. Quella che era una passione nata davanti a un bicchiere si è trasformata in un percorso sempre più serio, fino a diventare il mio lavoro. A un certo punto ho sentito il bisogno di tornare nella mia terra, la Tuscia, e dare forma a un birrificio che fosse espressione di quel cammino.

Nel 2015 ho conosciuto Stefania e nel 2019 è entrata a far parte del progetto Itineris, contribuendo sia al birrificio che al brewpub. Da allora portiamo avanti insieme questo percorso, ognuno con il proprio ruolo ma con la stessa passione condivisa.



 

Dove e quando nasce il Birrificio Itineris?


Il Birrificio Itineris è nato nell’autunno del 2010, a Civita Castellana, nel cuore della Tuscia viterbese. Non a caso abbiamo scelto come sede l’ex fabbrica di ceramiche Castellania, un luogo che per tanti anni è stato parte della vita produttiva della città. Civita è conosciuta in tutto il mondo per la sua tradizione ceramica, e dare nuova vita a quello spazio ci è sembrato il modo giusto per intrecciare la nostra storia con quella del territorio.

Quando abbiamo iniziato eravamo il 323° birrificio artigianale in Italia e il sesto nel Lazio: un movimento ancora giovane, ma in forte fermento. L’idea non era semplicemente quella di aprire un birrificio, ma di creare un progetto più ampio di rigenerazione e valorizzazione, riportando attività artigianali e nuovi spazi di aggregazione dentro un complesso che oggi ospita, oltre al nostro birrificio e brewpub, anche palestra, piscina e altre realtà. È diventato così un punto di incontro per la comunità, dove la memoria del passato si unisce al presente e al futuro.


Da cosa prende il nome il birrificio e com’é strutturato. Avete anche un locale o spaccio?


Il nome Itineris in latino significa “cammino, viaggio”. Lo abbiamo scelto perché rappresenta bene sia la nostra storia personale che la filosofia con cui affrontiamo la birra. Per noi ogni ricetta è una tappa di un percorso: un viaggio sensoriale e culturale, ma anche un invito a muoversi, a scoprire e a lasciarsi sorprendere. Allo stesso tempo richiama il nostro cammino umano e professionale, fatto di esperienze, passioni e scelte che ci hanno portato a creare questo progetto proprio a Civita Castellana.

Dal punto di vista strutturale, il birrificio si divide in due anime. Da una parte c’è l’impianto produttivo, il cuore tecnico dove nascono le birre con un approccio molto chiaro: pulizia, equilibrio e rispetto degli stili, senza eccessi e senza forzature; dall’altra c’è il nostro brewpub, che per noi è un elemento fondamentale. Non si tratta solo di avere un punto vendita diretto, ma di avere un luogo vivo dove incontrare le persone, raccontare le birre di persona e farle assaggiare nel contesto giusto, con il giusto abbinamento. Questo ci consente anche di ricevere feedback immediati, che sono preziosi per crescere e migliorare.

Oltre al pub, il complesso in cui ci troviamo è diventato negli anni un vero polo cittadino: ci sono altre attività artigianali, ma anche spazi ricreativi e sportivi come la palestra e la piscina. In questo senso il nostro birrificio non è isolato, ma parte di un progetto più ampio di rigenerazione e socialità, che tiene insieme produzione, cultura e comunità.




Quali birre produci attualmente e quali speri di realizzare prossimamente?


All’inizio, quando abbiamo avviato il birrificio, sperimentavamo molto: non sempre seguivamo gli stili in maniera rigorosa e ci piaceva utilizzare erbe e spezie, spesso legate al nostro territorio. Era un modo per esplorare, per capire e per cercare una nostra identità.
Con il tempo, però, ci siamo evoluti. Oggi puntiamo sempre di più su birre pulite, equilibrate e in linea con gli stili internazionali di riferimento. Vogliamo che ogni birra sia riconoscibile, ma al tempo stesso immediata e piacevole. In fondo Itineris significa “cammino”, e il nostro viaggio è proprio questo: crescere, cambiare, trovare un equilibrio sempre migliore tra tradizione e innovazione.

Attualmente produciamo birre che coprono diversi stili: le chiare leggere e quotidiane come la Nepesina (Cream Ale); le ispirazioni belghe come la Francigena (Tripel) e la Tribe (Belgian Strong Dark Ale); le luppolate moderne come la Cassia (American Pale Ale, medaglia d’argento al Cerevisia 2025) e la Clodia (DDH American IPA). E poi c’è l’Amerina, oggi nella sua versione storica: non abbiamo ancora modificato la ricetta e stiamo valutando con calma una possibile evoluzione.

Guardando avanti, stiamo lavorando a una Session IPA chiara e molto bevibile, e anche a una birra NOLO, a basso o nullo contenuto alcolico. Parallelamente stiamo sviluppando altri progetti come una stout cremosa e una hazy juicy, perché crediamo che il futuro della birra artigianale passi anche dalla capacità di esplorare nuove direzioni mantenendo sempre qualità ed equilibrio.


Sei stato tra i primi microbirrifici ad aprire nel Lazio, la tua regione.Com’é cambiato negli anni il movimento laziale?


Quando abbiamo iniziato, nel 2010, il movimento nel Lazio era davvero agli albori: con Itineris eravamo il 323° birrificio in Italia e appena il sesto nella regione. I numeri erano piccoli, l’ambiente quasi familiare: ci si conosceva tutti, si condividevano esperienze e difficoltà, e il pubblico stava appena iniziando a scoprire la birra artigianale.

Oggi lo scenario è completamente diverso. In Italia ci sono circa 1.300 birrifici artigianali, e nel Lazio se ne contano una sessantina: una crescita enorme, che ha portato con sé nuove professionalità, locali specializzati e festival che hanno fatto conoscere la birra artigianale a un pubblico sempre più vasto. Anche chi beve è cambiato: oggi c’è più consapevolezza e curiosità, e questo ha stimolato i birrifici a crescere sul piano tecnico e sensoriale.

Il Lazio è diventato una delle regioni più dinamiche del panorama nazionale, con realtà capaci di farsi apprezzare anche oltre i confini regionali. Per noi è un orgoglio essere stati tra i pionieri e, allo stesso tempo, una spinta continua a migliorare e a contribuire alla crescita di un movimento che ha ancora tanto da raccontare.


 

Guardiamo al futuro, cosa ti aspetti e dove vuoi arrivare?


Per noi il futuro è una continuazione naturale del percorso che abbiamo iniziato. Non puntiamo a stravolgere quello che siamo, ma a crescere passo dopo passo, mantenendo fede alla nostra filosofia: birre pulite, equilibrate, riconoscibili negli stili e capaci di parlare a chi le beve.

Vorremmo consolidare sempre di più l’identità di Itineris, sia attraverso la produzione che attraverso il nostro brewpub, che consideriamo un luogo fondamentale di incontro e di racconto. Il nostro obiettivo è rafforzare il legame con il territorio e allo stesso tempo far conoscere le nostre birre anche oltre i confini regionali, portando con noi il nome della Tuscia e la nostra idea di birra artigianale.

Parallelamente vogliamo continuare a investire sulla qualità, curando i dettagli che fanno la differenza – dall’acqua ai lieviti, dalle fermentazioni alla conservazione – e anche nella formazione: abbiamo già seguito corsi con il CERB e continueremo a farlo, perché crediamo che aggiornarsi e confrontarsi sia fondamentale per crescere come birrificio. In questo percorso, Claudio segue soprattutto la parte produttiva e tecnica, mentre Stefania porta il suo contributo nella stesura delle ricette, dei profili fermentativi e nella valutazione sensoriale, oltre a proseguire il suo cammino formativo con corsi di degustazione e il Master sui luppoli.

Accanto all’aspetto tecnico c’è la comunicazione, che per noi significa raccontare la cultura birraria, spiegare il lavoro che c’è dietro ogni bicchiere e creare occasioni di confronto e di scoperta insieme a chi ci segue.

Sappiamo che quello della birra è un “viaggio” che non finisce mai: ci aspettano nuove sfide, stili da interpretare, tecniche da affinare e tendenze da seguire con attenzione. L’importante è non perdere la curiosità e la passione che ci hanno portato fin qui, continuando a crescere senza tradire lo spirito con cui siamo nati.


Un’ultima domanda, la più difficile. Ci sono una birra e un luogo che più ti stanno a cuore?


La Nepesina è senza dubbio la birra che ci sta più a cuore. L’idea è nata dopo un viaggio a Rimini, intorno al 2017, in occasione della fiera Beer & Food Attraction. Avevamo passato la giornata ad assaggiare tantissime birre diverse, e la sera ci siamo fermati in un pub dove servivano una chiara leggerissima ma sorprendentemente buona. Ce ne siamo innamorati all’istante: era fresca, dissetante, perfetta da bere in quantità e in compagnia.

In quel momento abbiamo capito che volevamo creare anche noi una birra così: leggera e conviviale, capace di accompagnare una serata senza troppe pretese, una compagna silenziosa e piacevole più che la protagonista assoluta. Da quell’ispirazione è nata la Nepesina, la nostra idea di birra quotidiana, semplice ma mai banale.

Per quanto riguarda i luoghi, Civita Castellana è sicuramente quello che sentiamo più vicino al cuore. Qui abbiamo scelto di far nascere Itineris, recuperando l’ex fabbrica di ceramiche Castellania e restituendola a una nuova vita. È un luogo che racconta bene il nostro spirito: radici forti nel territorio e allo stesso tempo sguardo rivolto al futuro, trasformando uno spazio di memoria in un centro vivo di produzione, incontro e comunità.

Oggi quello spazio non è più una fabbrica dismessa, ma un luogo che continua a produrre, in un senso diverso: non più ceramiche, ma birra artigianale. Ed è diventato anche un punto di incontro, perché intorno al birrificio convivono altre attività e spazi ricreativi. È un posto che racconta bene lo spirito di Itineris: partire da radici solide, valorizzare ciò che c’è e trasformarlo in qualcosa di nuovo, che guarda avanti.

 

 

Info e contatti: www.birra-itineris.iti

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