Ritorniamo in provincia di Padova, territorio ricco di beerfirm, che vi abbiamo fatto conoscere negli anni, vedi Underdog, Mall, Pole Beer and Hop, Hype Brewing, Atoms, Raise brewing, Kunken Beer.
Oggi andremo a conoscere Medusa Brewery, buona lettura.

Andrea, benvenuto sul Giornale della birra. Ci racconti chi sei, da dove vieni e come ti sei avvicinato al mondo della birra?
Sono Andrea, classe 1995 e Sono di Padova dove tuttora vivo e giro con la mia birra.
Il mio interesse per questo mondo è nato durante il periodo universitario in quanto non ero soddisfatto del percorso scelto. Mi spiego meglio. Le lezioni e gli argomenti li trovavo interessanti ma non tanto da trovare la voglia e lo stimolo per studiare a casa. Nel frattempo, ho scoperto che esiste ben altro oltre la solita bionda industriale e così mi sono avvicinato prima al mondo tedesco e poi a quello italiano (di nicchia rispetto al resto del mondo).
Mi sono documentato in internet su come produrre una birra in casa, ma non ero soddisfatto delle nozioni che ero riuscito ad ottenere: trovavo solo procedimenti da seguire e copiare senza sapere il motivo per il quale andavano fatti. Ho deciso così di seguire un percorso per la produzione di birra, con lezioni di economia per aprire un locale o birrificio, come coltivare il luppolo e come maltare l’orzo.
Medusa Brewery, quando e dove nasce e come hai scelto il nome e il logo per il tuo giovane progetto di beer firm?
Il tutto nasce nel 2020 quando ho deciso di frequentare il corso da birraio presso l’Accademia delle Professioni (Ex Dieffe) a Noventa Padovana. Ho iniziato subito a sperimentare birre a casa spaziando tra mille stili e ingredienti, la cosa era davvero affascinante. Sono diventato aiuto birraio presso un birrificio artigianale del padovano e ho capito che questa era la mia strada.
La voglia di mettermi in gioco e di poter produrre le mie birre sono state le motivazioni che mi hanno spinto a fare il salto. Salto concretizzato ad Aprile 2024.
Medusa inteno come animale e non come personaggio mitologico.
Sono affascinato dalle meduse: eleganti, sinuose e delicate ma allo stesso tempo sono terrorizzato e impaurito.
Il nome scelto ricalca un po’ queste sensazioni: sono affascinato dal mondo della birra, dallo studio delle ricette e dal fatto che ogni birraio ci mette la sua impronta e la rende unica. Mi spaventava partire con il progetto e lanciarmi sul mercato con i suoi rischi e sacrifici ma dopo qualche anno ho deciso di buttarmi.
Alcuni lo hanno paragonato a Batman con il pipistrello, un modo per esorcizzare la paura.

Quali birre hai in gamma e quali speri di realizzare prossimamente?
Io sono amante del mondo tedesco e lo si nota dal fatto che su quattro birre, due appartengono a quel territorio. Infatti a loro ho dedicato una sezione di etichette a parte con raffigurata la volpe la quale, tramite il colore e la posizione, darà un’idea della birra che si berrà.
Per quanto riguarda la Helles (Golden Fox) e la Märzen (Red Fox) ho voluto dare spazio al malto. Spiccano note di cereale e panificato con una punta di caramello biondo sulla Helles e di miele e caramello sulla Märzen, note di luppolo e lievito quasi inesistenti.
Sulla Session IPA (Freestyle) ho invece puntato sul luppolo: Citra, Cashmere ed El Dorado. Al naso spiccano il pompelmo, ananas e pesca e con una nota dunk.
Nella Saison (Pepperbit) ho fatto lavorare il lievito ad un range di temperatura in modo tale che mi permettesse di ottenere una nota speziata come il pepe e chiodi di garofano, accompagnata da frutta a pasta gialla. Estremamente secca e leggermente acidula che la rendono pericolosamente beverina. Molto apprezzata tanto da meritarsi il secondo posto nella categoria strong a “Luppoli a Palazzo 2025” a Soave.
In programma c’è sicuramente l’idea di ampliare la gamma di basse fermentazioni con una Doppelbock e qualche birra più leggera come una Blanche. Mi piacerebbe molto uscire con una Dark Mild. Le idee ci sono bisogna solo metterle in pratica.
Nelle tue ricette utilizzi malti o luppoli italiani o prodotti locali?
La birra ha pochi ingredienti quindi la qualità delle materie prime è importante, hai poco margine per rimediare.
Cerco di utilizzare materie prime correlate allo stile: per la Session IPA i luppoli sono di origine americana mentre per quanto riguarda le basse fermentazioni sia malto che luppolo sono di origine tedesca.
Per quanto riguarda gli eventi e le vendite, come ti organizzi?
Principalmente faccio fiere e manifestazioni dove posso interagire in prima persona con il cliente raccontando la mia passione e come sono fatte le birre. Facendo così ho potuto far apprezzare la Saison a persone che solitamente bevono la solita bionda. Da quest’anno ho iniziato a fare anche eventi di settore dove ho potuto confrontarmi con altri birrai su stili, ingredienti e tecniche.

Guardiamo al futuro, cosa ti aspetti e dove vuoi arrivare? Sogni nel cassetto?
Il mio sogno è il BrewPub: un bel locale che punta alla stagionalità e alle materie prime di qualità con annesso un birrificio che segue la stessa filosofia.
Punterei anche sulle visite in birrificio per far conoscere al cliente cosa c’è dietro quel bicchiere pieno di birra.
Un’ultima domanda, la più difficile. Ci sono una birra e un luogo che più ti stanno a cuore, che non siano le tue?
Si assolutamente! Sono stato in un posto magico e affascinante dove si è tutti amici e tutti condividono la stessa passione: EurHop.
Il banco più grande d’Europa situato a Roma in zona Eur dove li ho bevuto la Latermar 2846, la Marzen Rauch di Monpiër De Gherdënia.
Info e contatti: www,medusabrewery.it

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