giovedì 18 dicembre 2025

Alla scoperta di Medusa Brewery! Intervista




Ritorniamo in provincia di Padova, territorio ricco di beerfirm, che vi abbiamo fatto conoscere negli anni, vedi Underdog, Mall, Pole Beer and Hop, Hype Brewing, Atoms, Raise brewing, Kunken Beer.

Oggi andremo a conoscere Medusa Brewery, buona lettura.


                                                   


Andrea, benvenuto sul Giornale della birra. Ci racconti chi sei, da dove vieni e come ti sei avvicinato al mondo della birra?


Sono Andrea, classe 1995 e Sono di Padova dove tuttora vivo e giro con la mia birra.

Il mio interesse per questo mondo è nato durante il periodo universitario in quanto non ero soddisfatto del percorso scelto. Mi spiego meglio. Le lezioni e gli argomenti li trovavo interessanti ma non tanto da trovare la voglia e lo stimolo per studiare a casa. Nel frattempo, ho scoperto che esiste ben altro oltre la solita bionda industriale e così mi sono avvicinato prima al mondo tedesco e poi a quello italiano (di nicchia rispetto al resto del mondo).

Mi sono documentato in internet  su come produrre una birra in casa, ma non ero soddisfatto delle nozioni che ero riuscito ad ottenere: trovavo solo procedimenti da seguire e copiare senza sapere il motivo per il quale andavano fatti. Ho deciso così di seguire un percorso per la produzione di birra, con lezioni di economia per aprire un locale o birrificio, come coltivare il luppolo e come maltare l’orzo.


Medusa Brewery, quando e dove nasce e come hai scelto il nome e il logo per il tuo giovane progetto di beer firm?


Il tutto nasce nel 2020 quando ho deciso di frequentare il corso da birraio presso l’Accademia delle Professioni (Ex Dieffe) a Noventa Padovana. Ho iniziato subito a sperimentare birre a casa spaziando tra mille stili e ingredienti, la cosa era davvero affascinante. Sono diventato aiuto birraio presso un birrificio artigianale del padovano e ho capito che questa era la mia strada.
La voglia di mettermi in gioco e di poter produrre le mie birre sono state le motivazioni che mi hanno spinto a fare il salto. Salto concretizzato ad Aprile 2024.

Medusa inteno come animale e non come personaggio mitologico.
Sono affascinato dalle meduse: eleganti, sinuose e delicate ma allo stesso tempo sono terrorizzato e impaurito.
Il nome scelto ricalca un po’ queste sensazioni: sono affascinato dal mondo della birra, dallo studio delle ricette e dal fatto che ogni birraio ci mette la sua impronta e la rende unica. Mi spaventava partire con il progetto e lanciarmi sul mercato con i suoi rischi e sacrifici ma dopo qualche anno ho deciso di buttarmi.
Alcuni lo hanno paragonato a Batman con il pipistrello, un modo per esorcizzare la paura.


                                           


Quali birre hai in gamma e quali speri di realizzare prossimamente?


Io sono amante del mondo tedesco e lo si nota dal fatto che su quattro birre, due appartengono a quel territorio. Infatti a loro ho dedicato una sezione di etichette a parte con raffigurata la volpe la quale, tramite il colore e la posizione, darà un’idea della birra che si berrà.
Per quanto riguarda la Helles (Golden Fox) e la Märzen (Red Fox) ho voluto dare spazio al malto. Spiccano note di cereale e panificato con una punta di caramello biondo sulla Helles e di miele e caramello sulla Märzen, note di luppolo e lievito quasi inesistenti.
Sulla Session IPA (Freestyle) ho invece puntato sul luppolo: Citra, Cashmere ed El Dorado. Al naso spiccano il pompelmo, ananas e pesca e con una nota dunk.
Nella Saison (Pepperbit) ho fatto lavorare il lievito ad un range di temperatura in modo tale che mi permettesse di ottenere una nota speziata come il pepe e chiodi di garofano, accompagnata da frutta a pasta gialla. Estremamente secca e leggermente acidula che la rendono pericolosamente beverina. Molto apprezzata tanto da meritarsi il secondo posto nella categoria strong a “Luppoli a Palazzo 2025” a Soave.

In programma c’è sicuramente l’idea di ampliare la gamma di basse fermentazioni con una Doppelbock e qualche birra più leggera come una Blanche. Mi piacerebbe molto uscire con una Dark Mild. Le idee ci sono bisogna solo metterle in pratica.

 

Nelle tue ricette utilizzi malti o luppoli italiani o prodotti locali?


La birra ha pochi ingredienti quindi la qualità delle materie prime è importante, hai poco margine per rimediare.
Cerco di utilizzare materie prime correlate allo stile: per la Session IPA i luppoli sono di origine americana mentre per quanto riguarda le basse fermentazioni sia malto che luppolo sono di origine tedesca.

 

Per quanto riguarda gli eventi e le vendite, come ti organizzi?


Principalmente faccio fiere e manifestazioni dove posso interagire in prima persona con il cliente raccontando la mia passione e come sono fatte le birre. Facendo così ho potuto far apprezzare la Saison a persone che solitamente bevono la solita bionda. Da quest’anno ho iniziato a fare anche eventi di settore dove ho potuto confrontarmi con altri birrai su stili, ingredienti e tecniche.


                                                     


Guardiamo al futuro, cosa ti aspetti e dove vuoi arrivare? Sogni nel cassetto?


Il mio sogno è il BrewPub: un bel locale che punta alla stagionalità e alle materie prime di qualità con annesso un birrificio che segue la stessa filosofia.
Punterei anche sulle visite in birrificio per far conoscere al cliente cosa c’è dietro quel bicchiere pieno di birra.

 

Un’ultima domanda, la più difficile. Ci sono una birra e un luogo che più ti stanno a cuore, che non siano le tue?


Si assolutamente! Sono stato in un posto magico e affascinante dove si è tutti amici e    tutti condividono la stessa passione: EurHop.

Il banco più grande d’Europa situato a Roma in zona Eur dove li ho bevuto la Latermar 2846, la Marzen Rauch di Monpiër De Gherdënia.

 

 

Info e contatti: www,medusabrewery.it

venerdì 12 dicembre 2025

Itineris: il viaggio della birra artigianale nel cuore della Tuscia - intervista



Oggi vi portiamo nel Lazio, dove in provincia di Viterbo, precisamente a Civita Castellana, ormai da oltre un decennio é attivo il Birrificio Itineris. Nel cuore della Tuscia, dove passato industriale e nuove energie artigiane si intrecciano, il Birrificio Itineris porta avanti da oltre un decennio un’idea di birra fatta di identità, territorio e continua evoluzione. In questo viaggio tra fermenti, storie personali e radici profonde, abbiamo incontrato Claudio, anima del progetto Itineris, per farci raccontare come nasce una birra che è prima di tutto un cammino.

 

 

Claudio, benvenuto sul Giornale della Birra.Ci racconti chi sei e come nasce la tua passione per la birra ?


Sono Claudio, birraio di Itineris. Ho vissuto per molto tempo tra Milano e Torino, proprio negli anni in cui in Italia iniziava a muovere i primi passi il movimento della birra artigianale. È stato lì che ho conosciuto e frequentato da cliente le prime realtà che hanno fatto la storia, come Baladin, Lambrate e Birrificio Torino: luoghi in cui si respirava un’energia nuova, fatta di entusiasmo, sperimentazione e voglia di riscoprire la birra come prodotto culturale e identitario.

Spinto da quella curiosità, ho iniziato ad approfondire sempre di più: leggere, studiare, frequentare corsi di degustazione e confrontarmi con chi già operava nel settore. Quella che era una passione nata davanti a un bicchiere si è trasformata in un percorso sempre più serio, fino a diventare il mio lavoro. A un certo punto ho sentito il bisogno di tornare nella mia terra, la Tuscia, e dare forma a un birrificio che fosse espressione di quel cammino.

Nel 2015 ho conosciuto Stefania e nel 2019 è entrata a far parte del progetto Itineris, contribuendo sia al birrificio che al brewpub. Da allora portiamo avanti insieme questo percorso, ognuno con il proprio ruolo ma con la stessa passione condivisa.



 

Dove e quando nasce il Birrificio Itineris?


Il Birrificio Itineris è nato nell’autunno del 2010, a Civita Castellana, nel cuore della Tuscia viterbese. Non a caso abbiamo scelto come sede l’ex fabbrica di ceramiche Castellania, un luogo che per tanti anni è stato parte della vita produttiva della città. Civita è conosciuta in tutto il mondo per la sua tradizione ceramica, e dare nuova vita a quello spazio ci è sembrato il modo giusto per intrecciare la nostra storia con quella del territorio.

Quando abbiamo iniziato eravamo il 323° birrificio artigianale in Italia e il sesto nel Lazio: un movimento ancora giovane, ma in forte fermento. L’idea non era semplicemente quella di aprire un birrificio, ma di creare un progetto più ampio di rigenerazione e valorizzazione, riportando attività artigianali e nuovi spazi di aggregazione dentro un complesso che oggi ospita, oltre al nostro birrificio e brewpub, anche palestra, piscina e altre realtà. È diventato così un punto di incontro per la comunità, dove la memoria del passato si unisce al presente e al futuro.


Da cosa prende il nome il birrificio e com’é strutturato. Avete anche un locale o spaccio?


Il nome Itineris in latino significa “cammino, viaggio”. Lo abbiamo scelto perché rappresenta bene sia la nostra storia personale che la filosofia con cui affrontiamo la birra. Per noi ogni ricetta è una tappa di un percorso: un viaggio sensoriale e culturale, ma anche un invito a muoversi, a scoprire e a lasciarsi sorprendere. Allo stesso tempo richiama il nostro cammino umano e professionale, fatto di esperienze, passioni e scelte che ci hanno portato a creare questo progetto proprio a Civita Castellana.

Dal punto di vista strutturale, il birrificio si divide in due anime. Da una parte c’è l’impianto produttivo, il cuore tecnico dove nascono le birre con un approccio molto chiaro: pulizia, equilibrio e rispetto degli stili, senza eccessi e senza forzature; dall’altra c’è il nostro brewpub, che per noi è un elemento fondamentale. Non si tratta solo di avere un punto vendita diretto, ma di avere un luogo vivo dove incontrare le persone, raccontare le birre di persona e farle assaggiare nel contesto giusto, con il giusto abbinamento. Questo ci consente anche di ricevere feedback immediati, che sono preziosi per crescere e migliorare.

Oltre al pub, il complesso in cui ci troviamo è diventato negli anni un vero polo cittadino: ci sono altre attività artigianali, ma anche spazi ricreativi e sportivi come la palestra e la piscina. In questo senso il nostro birrificio non è isolato, ma parte di un progetto più ampio di rigenerazione e socialità, che tiene insieme produzione, cultura e comunità.




Quali birre produci attualmente e quali speri di realizzare prossimamente?


All’inizio, quando abbiamo avviato il birrificio, sperimentavamo molto: non sempre seguivamo gli stili in maniera rigorosa e ci piaceva utilizzare erbe e spezie, spesso legate al nostro territorio. Era un modo per esplorare, per capire e per cercare una nostra identità.
Con il tempo, però, ci siamo evoluti. Oggi puntiamo sempre di più su birre pulite, equilibrate e in linea con gli stili internazionali di riferimento. Vogliamo che ogni birra sia riconoscibile, ma al tempo stesso immediata e piacevole. In fondo Itineris significa “cammino”, e il nostro viaggio è proprio questo: crescere, cambiare, trovare un equilibrio sempre migliore tra tradizione e innovazione.

Attualmente produciamo birre che coprono diversi stili: le chiare leggere e quotidiane come la Nepesina (Cream Ale); le ispirazioni belghe come la Francigena (Tripel) e la Tribe (Belgian Strong Dark Ale); le luppolate moderne come la Cassia (American Pale Ale, medaglia d’argento al Cerevisia 2025) e la Clodia (DDH American IPA). E poi c’è l’Amerina, oggi nella sua versione storica: non abbiamo ancora modificato la ricetta e stiamo valutando con calma una possibile evoluzione.

Guardando avanti, stiamo lavorando a una Session IPA chiara e molto bevibile, e anche a una birra NOLO, a basso o nullo contenuto alcolico. Parallelamente stiamo sviluppando altri progetti come una stout cremosa e una hazy juicy, perché crediamo che il futuro della birra artigianale passi anche dalla capacità di esplorare nuove direzioni mantenendo sempre qualità ed equilibrio.


Sei stato tra i primi microbirrifici ad aprire nel Lazio, la tua regione.Com’é cambiato negli anni il movimento laziale?


Quando abbiamo iniziato, nel 2010, il movimento nel Lazio era davvero agli albori: con Itineris eravamo il 323° birrificio in Italia e appena il sesto nella regione. I numeri erano piccoli, l’ambiente quasi familiare: ci si conosceva tutti, si condividevano esperienze e difficoltà, e il pubblico stava appena iniziando a scoprire la birra artigianale.

Oggi lo scenario è completamente diverso. In Italia ci sono circa 1.300 birrifici artigianali, e nel Lazio se ne contano una sessantina: una crescita enorme, che ha portato con sé nuove professionalità, locali specializzati e festival che hanno fatto conoscere la birra artigianale a un pubblico sempre più vasto. Anche chi beve è cambiato: oggi c’è più consapevolezza e curiosità, e questo ha stimolato i birrifici a crescere sul piano tecnico e sensoriale.

Il Lazio è diventato una delle regioni più dinamiche del panorama nazionale, con realtà capaci di farsi apprezzare anche oltre i confini regionali. Per noi è un orgoglio essere stati tra i pionieri e, allo stesso tempo, una spinta continua a migliorare e a contribuire alla crescita di un movimento che ha ancora tanto da raccontare.


 

Guardiamo al futuro, cosa ti aspetti e dove vuoi arrivare?


Per noi il futuro è una continuazione naturale del percorso che abbiamo iniziato. Non puntiamo a stravolgere quello che siamo, ma a crescere passo dopo passo, mantenendo fede alla nostra filosofia: birre pulite, equilibrate, riconoscibili negli stili e capaci di parlare a chi le beve.

Vorremmo consolidare sempre di più l’identità di Itineris, sia attraverso la produzione che attraverso il nostro brewpub, che consideriamo un luogo fondamentale di incontro e di racconto. Il nostro obiettivo è rafforzare il legame con il territorio e allo stesso tempo far conoscere le nostre birre anche oltre i confini regionali, portando con noi il nome della Tuscia e la nostra idea di birra artigianale.

Parallelamente vogliamo continuare a investire sulla qualità, curando i dettagli che fanno la differenza – dall’acqua ai lieviti, dalle fermentazioni alla conservazione – e anche nella formazione: abbiamo già seguito corsi con il CERB e continueremo a farlo, perché crediamo che aggiornarsi e confrontarsi sia fondamentale per crescere come birrificio. In questo percorso, Claudio segue soprattutto la parte produttiva e tecnica, mentre Stefania porta il suo contributo nella stesura delle ricette, dei profili fermentativi e nella valutazione sensoriale, oltre a proseguire il suo cammino formativo con corsi di degustazione e il Master sui luppoli.

Accanto all’aspetto tecnico c’è la comunicazione, che per noi significa raccontare la cultura birraria, spiegare il lavoro che c’è dietro ogni bicchiere e creare occasioni di confronto e di scoperta insieme a chi ci segue.

Sappiamo che quello della birra è un “viaggio” che non finisce mai: ci aspettano nuove sfide, stili da interpretare, tecniche da affinare e tendenze da seguire con attenzione. L’importante è non perdere la curiosità e la passione che ci hanno portato fin qui, continuando a crescere senza tradire lo spirito con cui siamo nati.


Un’ultima domanda, la più difficile. Ci sono una birra e un luogo che più ti stanno a cuore?


La Nepesina è senza dubbio la birra che ci sta più a cuore. L’idea è nata dopo un viaggio a Rimini, intorno al 2017, in occasione della fiera Beer & Food Attraction. Avevamo passato la giornata ad assaggiare tantissime birre diverse, e la sera ci siamo fermati in un pub dove servivano una chiara leggerissima ma sorprendentemente buona. Ce ne siamo innamorati all’istante: era fresca, dissetante, perfetta da bere in quantità e in compagnia.

In quel momento abbiamo capito che volevamo creare anche noi una birra così: leggera e conviviale, capace di accompagnare una serata senza troppe pretese, una compagna silenziosa e piacevole più che la protagonista assoluta. Da quell’ispirazione è nata la Nepesina, la nostra idea di birra quotidiana, semplice ma mai banale.

Per quanto riguarda i luoghi, Civita Castellana è sicuramente quello che sentiamo più vicino al cuore. Qui abbiamo scelto di far nascere Itineris, recuperando l’ex fabbrica di ceramiche Castellania e restituendola a una nuova vita. È un luogo che racconta bene il nostro spirito: radici forti nel territorio e allo stesso tempo sguardo rivolto al futuro, trasformando uno spazio di memoria in un centro vivo di produzione, incontro e comunità.

Oggi quello spazio non è più una fabbrica dismessa, ma un luogo che continua a produrre, in un senso diverso: non più ceramiche, ma birra artigianale. Ed è diventato anche un punto di incontro, perché intorno al birrificio convivono altre attività e spazi ricreativi. È un posto che racconta bene lo spirito di Itineris: partire da radici solide, valorizzare ciò che c’è e trasformarlo in qualcosa di nuovo, che guarda avanti.

 

 

Info e contatti: www.birra-itineris.iti