Oggi si spingiamo alle porte di Verona, dove
andremo a conoscere uno tra i birrifici più piccoli dello stivale, Birra MUUN.
Ciao Damiano e benvenuto sul Giornale della birra.
Ci racconti chi sei e da dove vieni e come ti sei avvicinato al mondo della birra,
arrivando a fondare il marchio Birra MUUN?
Mi chiamo
Damiano, ho 28 anni e sono nato e cresciuto a Verona. Diciamo che sono sempre
stato un buon bevitore di birra ma solo negli ultimi anni mi sono davvero
appassionato alla storia dietro l’origine della birra e al mondo della
fermentazione con particolare interesse per il mondo bavarese e le birre
tedesche in generale. Da li ho deciso di iniziare a produrre io stesso birra
artigianale utilizzando i noti kit per fai-da-te e condividendo il risultato con
famiglia e amici. Presto pero la mia curiosità dietro alle tecniche di
produzione e la mia voglia di produrre più in grande mi ha spinto a frequentare
un corso teorico-pratico per diventare Mastro Birraio. Con il diploma e’ nata
anche l’idea di sperimentare con ricette del tutto originali pensate da me
affinché si producesse una birra proprio come me la immaginavo e insieme a mio
fratello Simone e al mio migliore amico Giacomo abbiamo deciso di lanciarci
nell’avventura di fondare il birrificio con questo intento; cosi nel 2022
abbiamo fondato Birra MUUN.
Birra MUUN, cosa evoca questo nome e quando sei
partito con il tuo progetto di birrificio, com’é strutturato?
Il nome Birra MUUN racconta già di suo la
nostra storia; deriva da una storpiatura dall’inglese della parola “luna” con
riferimento al moonshine ovvero la pratica del produrre liquore la nott e
legata al fatto che avendo noi tutti altri lavori (anche lontano da Verona), ci
siamo resi conto che riuscire ad incastrare le nostre agende per la tabella di
produzione sarebbe stato possibile solo lavorando al chiaro di luna. Per questa
storiella da subito il nome ci ha fornito un forte spirito di iniziativa e un
senso di dedizione al lavoro anche proprio per questo messaggio di unione e
collaborazione; caratteristiche che contraddistinguono ancora la gestione del
nostro birrificio. Da un punto di vista produttivo ci avvaliamo di un impianto
di cotta mono-tino da 100 Litri e tre fermentatori iso-barici troncoconici
anch’essi da 100 litri l’uno arrivando a una produzione di circa 300 litri di
birra al mese che viene poi imbottigliata con formato 33 o 50 cL.
Quali birre hai attualmente in gamma e quali speri
di realizzare prossimamente?
La nostra birra di punta e’ la
“Biondissima Lager”; una birra chiara a bassa fermentazione con un profilo
maltato intenso e con una luppolatura lieve che lascia le caratteristiche note
amare finali sul palato. Oltre a questa produciamo la “Dunkel”; una birra dal
colore ambrato-scuro caratterizzata da malti molto tostati e un profilo
aromatico che ricorda note di caffè e caramello. Chiaramente tutte le nostre
ricette sono prodotte con malti e luppoli scelti provenienti dalla Germania e
della Repubblica Ceca. Parlando di nuove ricette, in relata, essendo molto
perfezionisti vogliamo continuare a sperimentare per perfezionare le nostre due
ricette, poi si vedrà!
Guardiamo
al futuro, cosa ti aspetti e dove vuoi arrivare?
Penso che il
sogno di ogni birraio sia vedere la propria creazione avere successo con il
pubblico e questa credo sia la parte che
più sta a cuore anche a noi. Con l’aumentarsi della richiesta poi viene la
voglia di ampliare anche l’impianto di produzione; ma non abbiamo fretta!
Un’ultima
domanda, la più difficile. Ci sono una birra e un luogo che più ti stanno a
cuore?
La risposta in realtà’ mi viene spontanea se
non ci ripenso troppo , senza nulla togliere a tutto il resto, vince il Mass di Augustiner bevuta a Monaco di
Baviera.